Adesso è chiaro chi vuole la guerra?

La chiamano “tregua” ma si legge “resa incondizionata”. Per gli emissari di Putin un cessate il fuoco deve comportare il ritiro delle truppe ucraine dalle aree occupate della regione di Kursk (ma l’invincibile armata russo-nordcoreana non aveva già sbaragliato, sterminato, costretto alla resa gli ucraini?), il ritiro ucraino dalle regioni che Putin vuole conquistare (ma che in tre anni abbondanti di guerra e massacri ha occupato solo molto parzialmente) e la smobilitazione dell’esercito, il riconoscimento della sovranità russa sulle medesime intere regioni, la cancellazione di tutte le sanzioni occidentali, l’impegno di Kiev alla neutralità. E per un accordo di pace Mosca pretende che prima in Ucraina si tengano nuove elezioni (opportunamente addomesticate, va da sé). In cambio, che cosa offre la Russia? La rinuncia – ma da ambedue le parti – a chiedere risarcimenti. Vale a dire: non offre assolutamente nulla.

Probabilmente neanche questo basterà ai vari finti pacifisti – ai Santoro, ai Travaglio, ai Tarquinio, ai Conte, agli Orsini e ai loro seguaci – per alzare anche solo un timido sopracciglio. A riprova della loro malafede.

SLAVA UKRAINI!

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